• Cosa vuol dire agricoltura biologica?

Con il termine “agricoltura biologica” indichiamo un metodo di coltivazione e di allevamento che ammette solo l’impiego di sostanze naturali, presenti cioè in natura, escludendo l’utilizzo di sostanze di sintesi chimica (concimi, diserbanti, insetticidi). Agricoltura biologica significa quindi, sviluppare un modello di produzione che eviti lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, in particolare del suolo, dell’acqua e dell’aria.  Un modello agricolo rispettoso degli equilibri agro-ecosistemici favorisce la resilienza delle risorse naturali e dell’ambiente, su breve e lungo termine, ma anche lo sviluppo di una sinergia positiva atta a migliorare il benessere delle comunità che vivono il territorio. 

 

  • Perché’ scegliere l’agricoltura biologica?

Sono innumerevoli le ragioni ambientali, sociali ed economiche per scegliere l’agricoltura biologica di cui tutti sentiamo molto parlare, ma noi vorremmo invece focalizzare l’attenzione su una caratteristica specifica del Bio. Scegliere l’agricoltura biologica vuol dire optare per un modello agricolo normato, riconosciuto dal mercato e riconosciuto dagli agricoltori, che si basa su un paradigma agricolo attento alle esigenze ambientali e climatiche dei territori. È un sistema dunque affidabile, che prevede non solo il controllo dell’azienda ma anche degli enti coinvolti. È inoltre un sistema che permette lo sviluppo di massa critica e di conseguenza l’apertura verso nuove policies. 

 

  • Come ottengo la certificazione e, perché è importante?

Innanzitutto per essere venduti come biologici, tutti i prodotti coltivati e trasformati devono essere controllati e certificati da un organismo di controllo indipendente accreditato e riconosciuto, in Italia, dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Mipaaf).  Ciò comporta un’ispezione annuale e una serie di controlli per verificare la conformità alle norme sulla produzione biologica in essere. 

Come prima cosa, se si vuole diventare produttori bio, bisogna dunque iscriversi al sistema di controllo, scegliendo un Organismo di Controllo (OdC). In Italia, il sistema di notifica per il biologico è completamente informatizzato: l’operatore deve, presentare la propria notifica attraverso il SIB (Sistema Informativo Biologico), disponibile all’interno del SIAN. 

A seguire verranno attivate le prime visite di controllo per un’adeguata mappatura dell’azienda e verifica delle condizioni del suolo e dei terreni. Ogni anno, entro il 31 gennaio, va mandato il programma di produzione e sulla base del quale vengono fatte le successive verifiche. Il regolamento europeo consente inoltre la possibilità̀ di avere aziende “miste”, ovvero aziende in cui una parte è coltivata nel rispetto del metodo biologico ed un’altra resta invece convenzionale. Tale opzione può essere realizzata solo in specifiche condizioni. Nel momento in cui l’azienda è registrata all’interno del sistema di controllo, inizia il periodo di conversione. 

 

  • In che cosa consiste la conversione all’agricoltura biologica? 

Il sistema di produzione con metodo biologico prevede un periodo detto “di conversione”.Equivale al periodo di tempo che deve passare dall’inserimento (notifica) nel sistema di controllo prima che il prodotto possa essere commercializzato come proveniente “da agricoltura biologica”

È una direttiva che è stata introdotta, da un punto di vista tecnico, per dare il giusto tempo agli ago-ecosistemi in cui si lavora di presentare le caratteristiche positive che si ottengano con l’insediamento del nuovo sistema produttivo. Il periodo di conversione può variare a seconda del tipo di colture e del contesto aziendale. La direttiva Il Regolamento indica che si debbano prevedere tre anni di conversione per le colture arboree, un due anni di conversione per colture annuali come le orticole e i seminativi; un anno per pascoli e prati. In alcuni casi sono ammesse deroghe per permettere una decurtazione delle tempistiche, qualora l’impostazione aziendale e lo stato del suolo mostri caratteristiche adeguate. 

A nostro avviso bisogna stare attenti a non approcciare il periodo di conversione con una strategia di sostituzione. L’obiettivo non è non sostituire prodotti chimici e convenzionali con ciò che è ammesso dalla normativa Bio, ma piuttosto è necessario intervenire con un approccio sistemico differente e con tecniche agronomiche diverse da quelle adottate in precedenza.

Può anche essere considerato anche come un tempo necessario per gli operatori ad abituarsi alla nuova gestione e riorganizzazione dell’azienda. Un momento per fare Rete, confrontarsi con produttori e produttrici più esperti e introdurre nuove nozioni nel proprio bagaglio di conoscenze.  Avere la certificazione biologica non vuol dire solo che l’azienda non usa prodotti di sinesi ma, che entra a far parte di un circuito virtuoso, che ha bisogno di tempo per essere costruito. 

 

  • Perché essere un’azienda Bio è un valore aggiunto per noi e per il territorio?

L’agricoltura preserva e dona bellezza a un territorio, sono diversi i servizi secondari che può generare all’interno di un areale e della comunità che lo vive. L’agricoltura biologica è uno dei modelli che permette maggiormente la produzione di esternalità positive sia un punto di vista ambientale, che socio-economico. Tale sinergia positiva è possibile in quanto è un modello rispettoso dell’ecosistema in cui opera, promuovendo dunque il benessere dell’ambiente e dell’uomo.

 

  • Perchè fare associazionismo, perchè AIAB Liguria?

L’associazionismo è uno strumento per poter fare Rete e, quindi per poter accrescere lo scambio di conoscenze necessari allo sviluppo innovativo, non solo in temi tecnici ma anche socio-economici. Fare Rete vuol dire: opportunità. Per l’azienda agricola, per il territorio, per le comunità e per i singoli. 

 

🎥 Riguarda il webinar di AIAB INFORMA: Come e perchè essere un’azienda BIO