Il contesto di riferimento delle Polices

Ne abbiamo tutti sentito molto parlare negli ultimi mesi, con l’arrivo del nuova politica agricola comune (PAC), è stato tempo anche di delineare il nuovo piano di sviluppo rurale nazionale. Quali proposte sono dunque arrivate da Bruxelles per il futuro dell’agricoltura europea e, come le hanno sviluppate le nostre politiche interne? Ebbene si, innanzitutto dobbiamo ricordarci che quando parliamo di politiche agricole, stiamo parlando di Europa.

Il cibo è stato il tema che più ha incentivato la creazione di una prima alleanza politica in Europa. La prima la politica agricola comune (PAC) infatti nasce nel 1957 quando la principale preoccupazione degli Stati era garantire il cibo sulle tavole all’indomani della II guerra mondiale. È stata una delle politiche primarie e più importanti e ha seguito l’evoluzione socio- economica degli stati membri.

Le esigenze degli stati e dei territori con gli anni sono cambiate, così come l’organizzazione politica europea, tuttavia in campo agroalimentare tale dinamica ha promosso enormi sviluppi e costanti innovazioni in campo agricolo.  Possiamo quindi definire la PAC come il sistema di finanziamenti destinati alle attività di coltivazione ed allevamento all’interno dell’Unione europea; il cui scopo principale è quello di mantenere livelli adeguati di produzione agricola e di redditività alle aziende agricole.

Non si tratta solo di produrre cibo. I forti dibatti emersi, tra la fine degli anni 80 e inizio anni 90, circa i danni provocati dall’ eccessiva intensificazione delle colture, hanno permesso la ridefinizione, in parte, del paradigma produttivo, riconoscendo la multifunzionalità agricola come elemento chiave per lo sviluppo di nuove polices. L’agricoltura, infatti, se attuata adeguatamente, può generare una serie di servizi secondari utili al benessere dell’uomo, alla tutela della biodiversità e, allo sviluppo e mantenimento del territorio e delle comunità che lo vivono.

Le policies agro-alimentari degli ultimi trent’anni hanno permesso il consolidamento di tale approccio di cui l’agricoltura biologica, da sempre si fa portavoce. All’interno della nuova PAC possiamo trovare forti richiami sia al New green Deal, l’accordo tra gli stati membri per far fronte alle minacce dei cambiamenti climatici e al degrado ambientale. E di conseguenza vengono tenute in forte considerazione le direttive promosse dalla strategia “Farm to Fork” per rendere più sostenibile il sistema alimentare europeo.

 

Gli strumenti operativi 

Per il periodo 2023-2027, la politica agricola comune (PAC) si baserà su dieci obiettivi chiave. Incentrati su aspetti sociali, ambientali ed economici, questi obiettivi costituiranno la base su cui i paesi dell’UE elaboreranno i loro piani strategici individuali.

Possiamo riassumerli in tre grandi macrocategorie:

  • Obiettivo 1: Reddito e competitività
  • Obiettivo 2: Ambiente e clima
  • Obiettivo 3: Sviluppo socio economico e aree rurali

La promozione di conoscenza e di innovazione sono un elemento chiave e trasversale a tutti gli obiettivi sopracitati.

 

L’agricoltura biologica rappresenta dunque un vettore fondamentale per il raggiungimento di tali obiettivi, in quanto strumento trasversale per il consolidamento di tutti gli obiettivi della PAC. Per tale motivo ci si auspica, entro il 2030, il conseguimento del 25% di SAU di biologico in Europa, ad oggi al 16 % in Italia, 11% in Liguria.

Rispetto alla vecchia PAC 2014-2022 non cambia l’organizzazione generale della gestione dei fondi. La pac continuerà a basarsi su due pilastri:

  • Misure di mercato e pagamenti diretti sostenuto dal Fondo Europeo Agricolo di Garanzia (FEAGA)
  • Politiche di sviluppo rurale sostenute dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Rurale FEASR

Oltre a mantenere la medesima organizzazione la nuova pac continua ad essere normata da tre regolamenti: Reg UE 2021/2115 Piano strategico della PAC [PSP], Reg UE 2021/2116 finanziamento, gestione e monitoraggio della PAC e, Reg UE 2021/2117 modifiche alle OCM.

Il primo ci interessa particolarmente in quanto delega agli stati membri la redazione di un piano strategico nazionale, che tutti conosciamo come PSRN e serve a normare i dettagli di interesse del nostro sistema agroalimentare nazionale. AIAB come organizzazione di settore, ha presidiato i tavoli di lavoro facendo parte del partenariato socio economico per la redazione di tale documento insieme ad istituzione e altre associazioni di settore. Il partenariato ha lavorato per delineare nello specifico l’inserimento di alcune questioni di interesse nazionale con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo dei territori e garantire equità sugli interventi. E’ indubbio che l’agricoltura biologia rivesta un ruolo fondamentale a livello nazionale ed europeo per il raggiungimento degli obiettivi proposti da tali polices.

 

🎥 Riguarda il webinar di AIAB INFORMA: Essere competivi nel 2030: il nuovo PSRN per l’agricoltura amica del clima

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